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Wafd
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Il partito politico mwbw Wafd (mwcain arabo حزب الوفد المصري?, Ḥizb al-Wafd al-Miṣrī, ossia "Partito Egiziano della Delegazione") è stato uno dei più antichi mwcqpartiti politici parlamentari mwcgegiziani. mwcwWafd significa "Delegazione" e l'origine del nome deriva dalla volontà dei circoli politici egiziani più dinamici d'inviare nel mwda1919, al termine della mwdqprima guerra mondiale, una propria delegazione alla mwdgConferenza di pace di Parigi per perorare la causa dell'indipendenza dell'mwdwEgitto dal mweaRegno Unito.
La Delegazione era composta sia da politici di cultura islamica sia di cultura cristiana, di vari orientamenti politici, tutti riuniti dal superiore ideale di indipendenza e libertà del Paese, dopo che il Regno Unito, approfittando delle dissennatezze finanziarie del mwfgmwfwChedivato, aveva imposto il suo giogo, non solo economico (per ripianare i grave deficit creato dall'Egitto e salvaguardare in tal modo gli investimenti anglo-francesi nella mwgaCompagnia del Canale di Suezcite-ref-1[1]), ma anche politico (per fare del mwhqCanale di Suez il principale punto di passaggio della rotta verso l'India britannicacite-ref-2[2]). Perciò, la Gran Bretagna si oppose all'invio di tale Delegazione.
A seguito della mwiwRivoluzione egiziana del 1919, il Regno Unito decise di concedere unilateralmente, il 28 febbraio mwja1922, una Costituzione e l'indipendenza all'Egitto, pur imponendo una serie di limitazioni di non poco conto, in particolare mantenendo il controllo sulla politica estera e sulla difesa.cite-ref-3[3] Fu il fatto che la Costituzione fosse stilata da una Commissione e non da un parlamento liberamente eletto a far sì che il mwkqWafd rifiutasse tale Costituzione (malgrado fosse del tutto favorevole a una Carta costituzionale) e fu questo il motivo per cui un gruppo di mwkgwafdisti, tra cui mwkw'Abd al-'Aziz Fahmi, si staccò dal partito per dar vita al mwlaPartito dei Liberali Costituzionali.
Contents
• Note
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I partiti in Egitto negli anni venti del XX secolo
Nei primi mwmaAnni Venti del Novecento, i partiti egiziani erano tre: il vecchio mwmqPartito Nazionale (il secondo in realtà a portare una simile etichetta), il mwmgWafd e il mwmwPartito dei Liberali Costituzionali.
Il primo era di fatto il più radicale: fautore di una completa indipendenza per l'Egitto, propugnava l'unione col mwnqSudan e mostrava ostilità nei confronti di qualsiasi trattativa sulla presenza sia pur minima di truppe britanniche sul suolo patrio. Il secondo, che riscuoteva di gran lunga il maggior numero di consensi tra gli egiziani, era favorevole all'indipendenza del Paese, a un ampio programma di alfabetizzazione tra le masse dell'Egitto, all'elevazione delle condizioni economiche e morali della Nazione e alla completa uguaglianza giuridica tra i sessi: un ideale, quest'ultimo, ben rappresentato ai vertici del mwngWafd, poiché a battersi per la mwnwparità di genere vi era l'attivista mwoaSafiya Zaghloul (moglie del fondatore del partito mwoqSa'd Zaghlul), mentre a fondare (nel 1923) e a presiedere il mwogComitato Centrale del Wafd fu la mwowfemminista egiziana mwpaHoda Sha'rawi.cite-ref-4[4] Questo a dimostrazione della sviluppata sensibilità culturale egiziana e - malgrado il persistere di varie contraddizioni - dell'atteggiamento decisamente aperto dell'Egitto nei confronti della modernità, così come essa era intesa e apprezzata nei paesi occidentali. Il terzo partito era invece su posizioni decisamente più moderate: favorevole anch'esso all'indipendenza, non rifiutava pregiudizialmente trattative con l'occupante britannico e prese appieno parte ai lavori della Costituzione (da cui venne il nome stesso del partito), che fu promulgata nel 1923.
Nel 1925 nascerà il Partito dell'Unione (mwqwḤizb al-ittiḥād) e nel 1931 un quinto movimento politico organizzato, il Partito del Popolo (mwrqḤizb al-shaʿb). Tra il 1929 e il 1931 si gettavano le prime basi di un movimento mwrgreligioso islamico, i mwrwFratelli Musulmani, che sarebbero sopravvissuti e che si sarebbero radicati nella realtà culturale egiziana fin nel terzo millennio.cite-ref-seidensticker-2016-5-0[5]
Il Wafd da movimento a partito politico
Il mwugWafd si trasformò in partito politico, in parte per impulso del giurista mwuwSaʿd Zaghlūl, e vinse in modo netto le elezioni del mwva1924 con uno straordinario 85% dei voti, che portò il suo leader ad essere nominato mwvqPrimo ministro. Il partito condusse una politica spiccatamente modernista, mwvglaica e mwvwliberale, largamente sostenuta dai circoli urbani più progressisti, sia mwwamusulmani sia mwwqcristiani, entrando assai frequentemente in contrasto con la monarchia egiziana, giudicata troppo accondiscendente nei confronti dei britannici.
Il mwwwWafd vinse di nuovo le elezioni del mwxa1926, ma il partito perse consensi a causa della sua politica moderata nei confronti della monarchia e del Regno Unito, senza la quale il mwxqWafd non credeva si sarebbe potuta conseguire la completa indipendenza del Paese. Il motto del Wafd era: «mwxgLa religione è per Dio e la Patria per tutti». Il vessillo del partito era composto da una mezzaluna e da una croce, appaiate, bianche, in campo verde. Malgrado fosse un partito spiccatamente patriottico, non si oppose mai del tutto all'mwxwideale panarabo e non accentuò l'appartenenza religiosa degli Egiziani.
A metà degli mwyqAnni Trenta, in seguito ai timori suscitati nel Paese arabo dall'mwyginvasione italiana dell'Etiopia, alcuni membri del mwywWafd si recarono a Londra per negoziare un trattato difensivo che proteggesse l'Egitto da un'eventuale aggressione: ne scaturì il mwzaTrattato anglo-egiziano del 1936. L'accordo suscitò alcune critiche, provenienti in particolare dal monarca e dagli ambienti più conservatori che guardavano compiaciuti le mwzqPotenze dell'Asse, tuttavia l'intesa con il Regno Unito venne generalmente accettata dalla popolazione egiziana: alle elezioni del mwzg1936 (mentre era in corso la negoziazione del trattato), il mwzwWafd si confermò ancora il partito più votato e a quelle del mwaa1942 (dopo che l'mwaqinvasione italiana dell'Egitto, nel 1940, aveva mostrato quanto i timori mwagwafdisti fossero fondati), la formazione politica raccolse il più alto consenso della sua storia, conquistando 240 seggi su 264 alla mwawCamera dei rappresentanti.cite-ref-dwp-6-0[6] Nel 1951, disinnescata la minaccia di un'invasione, il primo ministro mwcawafdista mwcqMustafa al-Nahhas denunciò il Trattato anglo-egiziano, ma il Regno Unito decise di non ritirare il suo contingente militare presente nella zona del mwcgCanale di Suez. Gli avversari del mwcwWafd approfittarono del rifiuto britannico per scatenare disordini e proteste violente nelle città del Paese, screditando al contempo il Partito di governo. Il 23 luglio 1952, il gruppo degli mwdaUfficiali Liberi delle mwdqForze armate prese il controllo dello Stato, dando avvio alla mwdgRivoluzione egiziana; l'anno successivo, il mwdwWafd, come gli altri partiti politici, venne messo al bando.cite-ref-seidensticker-2016-5-1[5]
Nel mwfq1978, il presidente egiziano mwfgAnwar al-Sadat autorizzò il mwfwWafd a ricostituirsi: il partito prese il nome di mwgamwgqNeo-Wafd. Dal 1984, la nuova formazione esprime il suo orientamento politico grazie al quotidiano generalista mwggal-Wafd.cite-ref-7[7]
Risultati elettorali
| Anno elettorale | Dirigente | Seggi [ 6 ] | +/– | Posizione |
|---|---|---|---|---|
| 1923 – 1924 | Sa'd Zaghlul | 188 / 215 | 188 | Primo partito |
| 1925 | Sa'd Zaghlul | 86 / 215 | 102 | Primo |
| 1926 | Sa'd Zaghlul | 150 / 215 | 64 | Primo |
| 1929 | Mustafa al-Nahhas | 198 / 236 | 48 | Primo |
| 1936 | Mustafa al-Nahhas | 169 / 232 | 29 | Primo |
| 1942 | Mustafa al-Nahhas | 240 / 264 | 71 | Primo |
| 1945 | Mustafa al-Nahhas | 29 / 264 | 211 | Terzo partito |
| 1950 | Mustafa al-Nahhas | 225 / 319 | 196 | Primo |
Dirigenti storici
Note
cite-note-11. ↑ Henk Wesseling, mw8aVerdeel en heers. De deling van Africa, 1880-1914, Amsterdam, 1991. Edizione italiana: mw8qLa spartizione dell'Africa 1880-1914, Corbaccio, 2001, p. 77
cite-note-22. ↑ Paul Kennedy, mw9qThe Rise and Fall of British Naval Maestry, 1976. Edizione italiana: mw9gAscesa e declino della potenza navale britannica, Garzanti, 2010, p. 307
cite-note-33. ↑ Joseph Confavreux, mw-gÉgypte, La Découvert, 2007, p. 82
cite-note-44. ↑ Amira Nowaira, Azza El Kholy e Moha Ennaji, mw-gDes femmes écrivent l'Afrique. L’Afrique du Nord, Éditions Karthala, 2013, pp. 76-77
cite-note-seidensticker-2016-55. ↑ Tilman Seidensticker, mwaqqIslamismus. Geschichte, Vordenker, Organisationen, 2015. Edizione italiana: mwaquIslamismo, Il Mulino, 2016
cite-note-dwp-66. ↑ Dolf Sternberger, Bernhard Vogel, Dieter Nohlen, Klaus Landfried, mwaqsDie Wahl der Parlamente: Band II: Afrika, Erster Halbband, De Gruyter, 1978, p. 294
cite-note-77. ↑ mwaq8(mwaramwareARmwari) mwarmSito del giornale mwarqal-Wafd
Voci correlate
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Collegamenti esterni
• citerefdizionario-di-storiaWafd, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
• citerefbritannica-com(EN) Wafd, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.